Il lavoro femminile: dal gender pay gap al welfare professionale/1

A cura di Patrizia Gobat

Mentre le donne ampliano progressivamente e sempre in maggiore misura la loro presenza nel mercato del lavoro, la stessa cosa non avviene per la gestione del lavoro famigliare e di cura che resta prevalentemente appannaggio della compagine femminile, aggiungendo un carico di impegni a volte difficilmente conciliabili.

Ecco quindi che le donne scelgono prevalentemente il part time o forme di lavoro flessibile che permettono loro anche di accudire la famiglia ma che non garantiscono la continuità della carriera e soprattutto, generano un differenziale retributivo molto pesante. Le recenti statistiche sul tema ci restituiscono uno scenario abbastanza sconfortante: i divari di genere in termini di occupazione, di numero di ore lavorate e di retribuzione si sommano e portano ad un ampio divario di retribuzione totale tra i generi (37% nell’UE).

Il Word Economic Forum, nel suo rapporto 2015 sul Global Gender Gap, sposta la notizia più in là: la completa parità nel mondo, dice, sarà raggiunta tra 118 anni. Per quanto riguarda il nostro Paese, in una scala in cui lo ZERO indica la diseguaglianza totale e l’ UNO l’eguaglianza perfetta, noi siamo a 0,726. Siamo passati dal 41mo posto, mentre nel 2014 eravamo al 69mo. Da questi indici si potrebbe dedurre che nel 2015 le cose siano andate meglio, dal punto di vista della parità, proprio nel campo in cui eravamo più deboli: l’economia, dove l’indice è misurato sulla base della partecipazione delle donne al mercato del lavoro, sul reddito, sulle carriere, sulla presenza nelle alte professioni. Molti indizi fanno pensare che il gap, in questi campi, si sia ridotto soprattutto perché hanno perso terreno gli uomini, più che per avanzamenti sensibili delle donne. Questo perché la crisi economica ha colpito in misura maggiore il genere maschile.

L’eguaglianza sul posto di lavoro è ancora un miraggio. Nell’indice che la misura, siamo a 0,56. Vale a dire che, a parità di lavoro rispetto a un collega maschio, una donna guadagna quasi la metà. Ed è questo uno degli elementi che porta in basso il Gender Gap Index dell’Italia: ultima, tra i paesi del G7.

Se proiettiamo i dati suesposti nell’arco della vita, di riflesso, il divario di genere nelle pensioni è ampio (39% in media).

Nessuna professione sfugge ancora a questo status, nemmeno quelle in cui la prevalenza femminile è schiacciante, da sempre.