L'assunzione ordinaria non preclude il computo del lavoratore già disabile

L’accertamento della compatibilità delle mansioni resta soggetta al consenso del lavoratore.

La novità introdotta dal dlgs 151/15 che ha previsto l’aggiunta del comma 3-bis all’art 4 della legge 68/99 privilegia la sostanza e non il mero rispetto della forma.  

È previsto infatti che “i  lavoratori,  già   disabili   prima   della costituzione del rapporto di lavoro, anche se  non  assunti tramite il collocamento obbligatorio, sono computati  nella quota di riserva di cui all'articolo  3  nel  caso  in  cui abbiano una riduzione della capacità lavorativa  superiore al 60 per cento o minorazioni  ascritte  dalla  prima  alla sesta categoria di cui alle tabelle annesse al testo  unico delle norme in materia di pensioni di guerra, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 23  dicembre  1978,915, o con  disabilità intellettiva  e  psichica,  con riduzione della capacità lavorativa superiore  al  45  per cento, accertata dagli organi competenti”

Il Ministero del Lavoro con nota direttoriale n. 33 del 17/2/2016 ha precisato che oltre al rispetto dei parametri elencati dal novellato articolo, il lavoratore deve essere in possesso di una idoneità tale che gli consenta di continuare a svolgere le mansioni cui è adibito.

Particolare attenzione merita il passaggio in cui il Ministero ricorda che il datore di lavoro è tenuto a chiedere la visita per l’accertamento della compatibilità delle mansioni ma solo previo consenso del lavoratore interessato.

In effetti la possibilità di computare tali lavoratori era stata già introdotta con un documento di prassi; la circolare del Ministero del Lavoro n° 66/2001 e poi richiamata dalla successiva circolare n° 2/2010 che la definisce “terza ipotesi” rispetto a quelle di cui all’art. 4 comma 4 della legge 68/99 e dell’art. 3 comma 4 del DPR 333/2000.

Ai fini del riconoscimento di questi lavoratori, nel computo di cui all’art. 3 della legge 68/99, fino ad ora, il datore di lavoro doveva chiedere comunque l’accertamento delle condizioni e la conseguente autorizzazione ai servizi provinciali competenti per il collocamento obbligatorio.

Il dlgs 151/15 ha dunque fatto assurgere al rango superiore il caso in commento riprendendo nel nuovo comma 3 bis, anche il tenore letterale della circolare 66/2001.