Sperimentazioni regionali e ricollocazione

A cura di Romano Benini

Diverse sono oggi le sperimentazioni regionali del contratto di ricollocazione: nel Lazio, che ha sperimentato lo strumento nell’ambito del programma regionale Garanzia Giovani e della crisi Alitalia, ed in Lombardia, che ne ha anticipato alcuni principi con il sistema di ‘dote’, a cui recentemente si sono aggiunte la Sicilia, che ha adottato una regolamentazione simile a quella prevista nel Lazio, e la Sardegna, che ha approvato le linee guida per la sperimentazione del contratto di ricollocazione rivolto soprattutto ai lavoratori in mobilità in deroga. La Campania, invece, è intervenuta  con la misura Ritorno al lavoro, che prevede la sperimentazione del contratto di ricollocazione. Si tratta di interventi sperimentali che sono ormai in corso e che vanno valutati per gli aspetti organizzativi e per l’impatto sulle misure di politica attiva e di reimpiego che la legge 183 del 2014 prevede come obbligatori.

Nel modello definito dalla legge 183 e declinato nel decreto legislativo n. 150 il contratto di ricollocazione diventa infatti il cardine del sistema di reimpiego sulla base di uno schema che prevede il diritto ad accedere all’assegno di ricollocazione solo per ogni disoccupato titolare di Naspi dopo 4 mesi dall’inizio della disoccupazione. Con l’assegno si remunera il risultato dell’inserimento al lavoro mentre si lascia alla scelta delle regioni la possibilità di remunerare per le agenzie del lavoro ed i servizi accreditati alcune fasi a processo propedeutiche per migliorare l’occupabilità del disoccupato. Resta evidentemente ancora sospesa la questione del rafforzamento dei servizi per l’impiego pubblici e della specializzazione delle agenzie e strutture accreditate: si tratta dei soggetti chiamati a “prendere in carico” il disoccupato e a renderlo occupabile per le imprese e che costituiscono oggi ancora un elemento di debolezza del sistema del mercato del lavoro italiano.