IL CONTRATTO DI RICOLLOCAZIONE NELLE REGIONI

A cura di Romano Benini

 

Il modello di promozione ed organizzazione della ricollocazione è analogo al percorso già definito per i giovani disoccupati da parte di Garanzia Giovani. Presso i servizi competenti, la persona viene ‘presa in carico’, profilata e orientata in direzione di scelte coerenti con esigenze, capacità e competenze. Al lavoratore è riconosciuto un voucher, una dote individuale di ricollocazione, a condizione che effettui la profilazione, la procedura di definizione del profilo personale di occupabilità, commisurata alle potenzialità di reinserimento: sarà il lavoratore a presentare la dote ad una agenzia per il lavoro pubblica o privata accreditata per avviare il percorso verso la ricollocazione. Il valore della dote di ricollocazione, il cui ammontare viene stabilito della regolamentazione regionale e dipende dal profilo personale di occupabilità del beneficiario, può essere utilizzato quale leva incentivante, per la remunerazione, in parte a processo, ma soprattutto a risultato, del soggetto accreditato, in caso di assunzione del lavoratore beneficiario del voucher stesso.

E’ quindi il soggetto accreditato a sostenere ed attivare la persona, attraverso iniziative di ricerca, addestramento, formazione, riqualificazione professionale mirata a sbocchi occupazionali coerenti con le competenze del lavoratore e le evoluzioni del mercato del lavoro locale.

 

La funzione del contratto di ricollocazione, che lo ha reso centrale e definitivo nelle politiche attive promosse dalla riforma del Jobs act riguarda l’attuazione del cosiddetto principio di condizionalità, che stabilisce un nesso diretto tra l’erogazione del sostegno al reddito e l’effettiva disponibilità ed attivazione del destinatario della misura di politica attiva, pena la decadenza dalla dote e dai diritti acquisiti con la sottoscrizione del contratto di ricollocazione.

 

La connessione in tempo utile fra politiche attive e passive del lavoro, l’attivazione del lavoratore per la ricerca di una nuova occupazione diventano quindi l’unica strada percorribile se si vuole evitare che i lavoratori espulsi dal mercato del lavoro vadano ad ingrossare le fila dei disoccupati di lunga durata.