LE RISORSE PER LE POLITICHE ATTIVE

A cura di Romano Benini

I fondi dell’Unione Europea costituiscono il principale riferimento per la promozione della coesione economica e sociale ed in particolare per il lavoro e la formazione. Poiché il bilancio dell’Unione Europea prevede un budget di una entità di circa l’un per cento del bilancio complessivo di tutti gli Stati membri, questo dato evidenzia quale sia l’ordine di grandezza con cui l’Europa promuove le politiche per lo sviluppo e la crescita.

In ogni caso , nonostante l’esiguità delle risorse, molti paesi europei, tra cui le regioni meridionali italiane, fanno fatica a spendere le risorse destinate alla promozione del lavoro, per via della scarsa capacità di spesa e per l’inadeguatezza delle azioni promosse. Per il periodo 2014-2020 le risorse destinate allo sviluppo derivanti da fondi comunitari, hanno queste caratteristiche:

1)    9 miliardi e trecento milioni di euro per le regioni meno sviluppate ( Sicilia, Calabria, Puglia, Campania e Basilicata);

2)    1 miliardo e 40 milioni di euro per le regioni in transizione ( Sardegna, Molise ed Abruzzo) ;

3)    8 miliardi e duecento milioni di euro per le regioni più sviluppate.

Di queste risorse quelle destinate solo alle politiche attive ed in generale al mercato del lavoro ammontano a circa 8 miliardi complessivi, con i quali il Ministero del lavoro è chiamato anche a promuovere gli interventi chiave che riguardano il reimpiego dei disoccupati, ossia l’assegno di ricollocazione, e l’impiego dei giovani NEET, ossia l’intervento del programma Garanzia giovani.

In un contesto che funzioni, si tratta di risorse piuttosto esigue, ma la capacità di spesa per l’attivazione al lavoro in Italia è stata limitata dalla scarsa presenza di servizi per il lavoro in grado di prendere in carico il disoccupato. La sfida vera è quindi quella dei servizi per l’impiego e del loro rapporto con le imprese, attualmente molto insufficiente.