Falso F24 per commettere reato di truffa ai danni dell’Inps

L’invio all’Inps di false quietanze di versamento dei contributi previdenziali apparentemente eseguiti mediante i modelli F24 si configura come reato di truffa secondo la Corte di Cassazione. Gaetano Pacchi, esperto della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, su Leggi di Lavoro n. 5/2020 approfondisce la giurisprudenza della Suprema Corte affrontando anche i casi in cui si mira a costituire società meramente cartolari, e quindi non operative, con l’unico scopo di effettuare indebite compensazioni di debiti erariali e di contributi previdenziali mediante l’invio di modelli F24. L’esperto affronta poi il tema della responsabilità del Consulente del Lavoro, che si ravvisa soltanto laddove il professionista, che ha compilato o usato il modello F24, sia stato a conoscenza dell’intento fraudolento del cliente e abbia ugualmente prestato la propria attività conscio dello scopo illecito.

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