Storie di mille e una tratta in quel di Righi (Reggio Calabria) e dintorni

a cura di Daniela De Luca

C'era una volta un posto incantato chiamato Righi (Reggio Calabria), dove pochi seguivano i destini dei lavoratori del sesso. Qualcosa cambiò, però, il giorno in cui Righi iniziò ad ospitare persone dal diverso colore della pelle - persino più scuro di quello degli autoctoni. Scesi da grandi “galee” in seguito ad un lunghissimo viaggio per mare, i nuovi venuti apparivano stanchi, impauriti, assetati e affamati, qualcuno malato e qualcuno incapace di toccare terra con le proprie gambe. Fu così che la gente del posto si trovò a fare i conti con la famosa “emergenza migranti”. Il buon vecchio Ser Salvini ripeteva queste due parole ogni giorno nei propri comizi, seguite da una sfilza di numeri volanti. Il Duca Renzi prometteva grandi soluzioni per placare l’“emergenza”, mentre il Marchese Alfano stringeva alleanze con l’Ordine dei Cavalieri di Frontex (avente il compito di coordinare la cooperazione nell’impero in materia di gestione delle frontiere esterne), e il Sovrano Imperatore Unione Europea emanava decreti regi nei confronti dei territori limitrofi, arginando il problema anziché affrontarlo direttamente.

Ignoranza e pregiudizio, uniti al timore del nuovo, dilagavano. A Righi, complice l’“emergenza”, altre espressioni, come tratta e prostituzione forzata, divennero di uso quotidiano.