Le politiche attive secondo le regioni

A cura di Romano Benini

Nelle valutazioni inviate al Ministero del Lavoro le regioni ribadiscono la loro autonomia rispetto sia alla programmazione delle risorse che, all’attuazione degli interventi, dovranno svilupparsi necessariamente in coerenza con i contesti, le priorità, le modalità attuative e i target già individuati nei documenti di programmazione dei POR. Il documento di programmazione predisposto dal Ministero e trasmesso a Bruxelles sembra, invece, considerare interamente e potenzialmente disponibili tutte le risorse del FSE programmate per il lavoro, profilando secondo le regioni di fatto il rischio di una regia centralizzata delle stesse. Inoltre la veicolazione complessiva delle risorse nazionali e regionali della programmazione FSE 2014-2020  per l’intero periodo programmatorio, ipotizzata nel documento trasmesso, di fatto evidenzia una sostanziale sproporzione tra le componenti finanziarie, con un potenziale contributo delle risorse di derivazione comunitaria (pari a più di 7 miliardi di euro) che supera, abbondantemente, le risorse di derivazione nazionale (pari solo a circa 420 milioni di euro) messe a disposizione per il Piano.

Occorre quindi secondo le regioni un’attenta riflessione sull’opportunità e la sostenibilità di tale impianto da portare in visione delle istituzioni europee. Peraltro, accanto alla preoccupazione circa l’utilizzo diffuso del FSE, le regioni ribadiscono la necessità di assicurare comunque il rispetto del principio di addizionalità delle risorse europee. Il timore che il documento così congeniato fa emergere è che di fatto si introduca un meccanismo di sostegno generalizzato per le prestazioni dei servizi per l’impiego a valere solo sulle risorse delle Regioni, senza prevedere alcun canale di finanziamento ordinario degli stessi, attraverso la fiscalità generale.